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Dott.ssa Stefania La Piana

  • Dottorato: 24° ciclo
  • Matricola: 316058

Tesi di dottorato

“Strategia e gestione del capitale intellettuale: impatto sulle performance aziendali nel settore della consulenza direzionale ed organizzativa”

Attività di ricerca

Obiettivi della ricerca

I profondi mutamenti accorsi negli ultimi decenni nel contesto socio-economico hanno contribuito a modificare profondamente il modo di essere e di operare delle aziende. I principali cambiamenti hanno riguardato lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie dell’informazione, l’intensificazione della globalizzazione economica, ma soprattutto il ridimensionamento del contributo degli asset tangibili e finanziari all’implementazione del vantaggio competitivo e la crescente rilevanza delle risorse immateriali come fattori critici per il successo aziendale (Itami, 1988, Barney, 1991, Lev 2001, Eustace, 2001).

Le risorse intangibili rappresentano sempre più una “risorsa critica e una fonte di vantaggio competitivo nella moderna economia globale” (Lev, 2001), specialmente con la crescita dell’economia di servizi, l’incremento del numero dei “Knowledge worker” e il progressivo riconoscimento dell’importanza del capitale e dei diritti di proprietà intellettuale.

Tale importanza è evidente soprattutto nelle imprese di servizi, in cui un’eccellente gestione delle risorse immateriali ed in particolare del capitale intellettuale, costituisce un elemento chiave per la creazione di valore nell’organizzazione (Steeneveld, 1999).

La recente crisi economica, che si è diffusa in ogni settore dell’economia (Pellicelli, 2009), ha ulteriormente ribadito la significatività degli elementi intangibili, come driver per il successo aziendale.

In letteratura il tema degli intangibili è stato analizzato sotto prospettive multiformi e complementari. In particolare, con riferimento al capitale intellettuale, molti autori hanno sottolineato la rilevanza di tali risorse evidenziando tre aspetti tra essi correlati: la descrizione degli assets intangibili, il loro allineamento con le priorità della strategia e gli strumenti utilizzati per la loro misurazione (Kaplan, Norton, 2004).

E’ importante sottolineare infatti che non è sufficiente formulare le intenzioni strategiche ma occorre sviluppare e adottare strumenti che permettano di implementare la strategia formulata, particolarmente in un periodo di crisi economica (Brusa, 2007; Kaplan, Norton, 1996). Il valore che gli elementi intangibili creano è insito nella strategia perseguita dall’azienda, ma solamente se tali elementi sono allineati con la strategia aziendale, tale allineamento può creare valore per l’organizzazione (Kaplan, Norton, 2004).  Per tali ragioni, risulta sempre più evidente la necessità per le aziende di sviluppare e adottare specifici strumenti per la misurazione, la comunicazione e il controllo degli intangibles.

 

L’obiettivo della presente ricerca è analizzare la gestione strategica del capitale intellettuale nel settore della consulenza direzionale ed organizzativa e il suo contributo alla creazione di valore aziendale, alla luce della recente crisi economica.

In primo luogo, in questo lavoro ho voluto sottolineare la rilevanza ed il legame strategico tra la gestione delle risorse umane e il settore della consulenza direzionale. Per queste imprese, la gestione delle risorse umane, ed in particolare del capitale intellettuale, è infatti un fattore critico di successo per la creazione di valore e l’ottenimento del vantaggio competitivo.

In particolare ho analizzato se le imprese selezionate adottino specifiche strategie aventi ad oggetto il capitale intellettuale e quali siano le principali linee guida strategiche nella gestione delle risorse umane, con riferimento al capitale intellettuale.

In seguito, ho analizzato la diffusione di strumenti manageriali, tali da permettere:

  • il controllo, il monitoraggio e la rappresentazione del capitale intellettuale;
  • il superamento dei limiti dei tradizionali strumenti di misurazione economica – finanziaria;
  • l’allineamento con la strategia aziendale.

Successivamente, ho esaminato se la recente crisi economica abbia determinato delle modifiche nelle strategie e negli strumenti manageriali adottati dalle imprese selezionate.

Dunque, ho verificato le conseguenze della recente crisi economica sulle performance economiche  attinenti la gestione del capitale intellettuale.

 

Infine, in questo lavoro ho proposto un modello per il reporting del capitale intellettuale, riferito alle società di consulenza direzionale ed organizzativa. D’accordo con la letteratura che suddivide il capitale intellettuale in capitale umano, organizzativo e relazionale, questo modello identifica comuni fattori critici di successo e comuni key performances indicators per il monitoraggio e il controllo del capitale intellettuale nel settore della consulenza direzionale. E’ importante sottolineare come tale modello non abbia pretese di esaustività, in quanto ogni impresa avendo le proprie specificità, tradurrà le proprie intenzioni strategiche in specifici fattori critici di successo e comuni key performances indicators.

Ho condotto la mia ricerca attraverso la formulazione di quattro research questions:

  • R.Q.1: Le aziende del campione formulano specifiche strategie aventi ad oggetto la gestione del capitale intellettuale? In caso di risposta affermativa, quali sono le principali intenzioni strategiche perseguite?
  • R.Q.2: Tali strategie sono supportate da particolari strumenti manageriali per la gestione ed il monitoraggio del capitale intellettuale?
  • R.Q.3: La recente crisi economica ha comportato delle modifiche nella gestione del capitale intellettuale?
  • R.Q.4: Quali sono stati i principali effetti della crisi sulle performance economiche attinenti la gestione del capitale intellettuale?

Metodologia

La presente ricerca è stata condotta attraverso il metodo del “case study”. Gli studi di un caso rappresentano un metodo di ricerca empirico che esplora un fenomeno contemporaneo nel contesto nel quale si evolve, quando i confini tra il fenomeno oggetto di studio ed il contesto di riferimento non sono ben definiti (Yin, 1994). Si tratta di un tipo di ricerca qualitativa in cui il ricercatore cerca di immergersi il più possibile nella realtà studiata, considerando un numero contenuto di unità di analisi e ricercando una serie di proprietà e variabili molto elevate, la cui comprensione è resa possibile dal coinvolgimento diretto e profondo con i soggetti studiati. Il metodo del case study è considerato una delle metodologie di ricerca più appropriate per  studiare un fenomeno che evolve nel tempo (Einsenhardt, 1989; Yin, 1994) in quanto è appropriato per esplorare processi, comprendere il ruolo di particolari fattori (Van Maanen, 1983) e rispondere a domande sul “come” e “perché” dei fenomeni empirici.

L’analisi empirica dei case studies è stata condotta attraverso interviste, semi–strutturate, effettuate con il management aziendale, le cui informazioni pervenute sono state integrate e confrontate con quelle presenti nei documenti interni.

In tale ricerca, con il termine intervista si fa riferimento all’interrogazione nell’approccio della ricerca qualitativa (Corbetta, 1999) e non allo strumento del questionario (approccio quantitativo).

Tale strumento presenta notevoli vantaggi quali la flessibilità, il comportamento non verbale, la completezza, la risposta proveniente direttamente dal soggetto interessato, ma allo stesso tempo svantaggi come il costo, il tempo, l’influenza dell’intervistatore, la formulazione meno standardizzata delle domande e la difficoltà di un raggiungere un campione rappresentativo da un punto di vista statistico. Come sottolineato da Corbetta (2003) però, l’ intervista qualitativa non si propone questo obiettivo quanto piuttosto manifesta l’esigenza di coprire la varietà delle situazioni sociali.

I soggetti selezionati ricoprono ruoli elevati nella struttura gerarchica, in quanto si sono ricercate figure professionali in grado di avere una visione sufficientemente ampia delle attività e dei processi oggetto di studio. I soggetti intervistati sono i Responsabili delle Risorse Umane e del Processo di Controllo di Gestione degli uffici del nord Italia delle società di consulenza selezionate.

Le aziende selezionate sono 6 grandi società internazionali di consulenza direzionale ed organizzativa (con ricavi superiori a 100 milioni di euro in Italia e con un numero di dipendenti maggiore di 1000 in Italia). La ricerca analizza le sedi di tali società operanti nel Nord Italia. Tali aziende sono state selezionate dalla classifica Europe Consulting Firms Rankings 2011 di Vault Consulting, dove rientrano tutte tra le prime 30 posizioni.

Risultati

Con riferimento alle quattro research questions formulate, i principali risultati suggeriscono che:

  • Le imprese selezionate, riconoscendo il ruolo strategico della gestione delle risorse umane, formulano specifiche linee guida strategiche aventi ad oggetto la gestione e il monitoraggio del capitale intellettuale. Le principali intenzioni strategiche perseguite dalle imprese selezionate, riferite al capitale intellettuale sono: attrarre, alimentare e mantenere i migliori talenti, investire in formazione, rafforzare le competenze delle risorse umane.

 

  • Le imprese selezionate adottano alcuni specifici strumenti manageriali al fine di garantire l’allineamento tra la strategia aziendale e la gestione del capitale intellettuale e superare i limiti delle tradizionali misurazioni economico finanziarie. Strumenti più formalizzati per la gestione complessiva delle categorie del capitale intellettuale sono però implementati solo nel 32% del campione, in particolare il 16% implementa un modello di Balanced Scorecard o un simile modello di business performance, mentre il 16% del campione implementa un modello simile ad un report del capitale intellettuale o ad un modello multi – dimensionale di misurazione della performance aziendale in grado di monitorare tali risorse.

 

  • La recente crisi economica ha influenzato il settore della consulenza direzionale, anche se in misura più lieve rispetto agli altri comparti italiani. Le principali conseguenze hanno avuto ad oggetto la riduzione del numero delle nuove assunzioni legata alle contrazione del tasso di turnover e una variazione dei budget investiti in formazione. Dal punto di vista organizzativo la recessione economica ha determinato una variazione nella composizione dei gruppi di lavoro e per alcune aziende, un cambiamento da una configurazione organizzativa di tipo “professional” ad una “adhocratica”.

 

  • Le aziende del campione che hanno implementato tra il 2009 e il 2010 strumenti direzionali più formalizzati per la gestione del capitale intellettuale, come la Balanced Scorecard o modelli simili ad un report del capitale intellettuale o ad un modello multi – dimensionale di misurazione della performance aziendale hanno registrato livelli crescenti nel 2010 del rendimento medio dei dipendenti. Si può ipotizzare che esiste una correlazione, seppur qualitativa, tra l’implementazione di tali strumenti e il rendimento medio dei dipendenti.

Limiti

La presente ricerca contiene alcuni limiti:

  • L’analisi è stata condotta utilizzando dati qualitativi, i cui risultati possono essere soggetti ad interpretazione ed essere affetti da soggettività;
  • La scarsa numerosità del campione non consente generalizzazioni e correlazioni tra variabili statisticamente significative.
  • Lo studio, come indicato, prende in considerazione imprese di grandi dimensioni appartenenti allo stesso settore. Si rileva importante comprendere le ragioni che conducono le imprese di piccole dimensioni a gestire in maniera più moderata e poco significativa il capitale intellettuale, non adottando generalmente strumenti direzionali in grado di monitorare e garantire l’allineamento con la strategia aziendale.

 

Il presente studio, tuttavia, ha finalità prevalentemente esplorative; i risultati ottenuti saranno successivamente validati o confutati attraverso l’analisi di ulteriori divisioni presenti in tali aziende e di ulteriori imprese operanti in tale settore.

 

Valore aggiunto

Nell’analizzare il contributo del presente studio si è voluto dare rilievo sia alla rilevanza della ricerca per il mondo accademico sia alla rilevanza della stessa per il mondo delle aziende.

Con riferimento alla rilevanza accademica tale ricerca contribuisce a :

  • a confermare le conclusioni degli Autori che sostengono la rilevanza della gestione strategica delle risorse umane nel settore dei servizi (Boxall e Steenveld, 1999; Segelod, 1998;);
  • a confermare le conclusioni di quella parte di letteratura che sostiene che la strategia di differenziazione è la più idonea nelle knowledge intensive firm (Porter, 1998; Boxall, 1996);
  • a confermare le conclusioni degli Autori che sostengono il concetto di dinamicità del capitale intellettuale (Mouritsen, 2001; Chiucchi, 2004);
  • a confermare le conclusioni di quella parte della letteratura che individua una relazione tra le performance aziendali e l’implementazione di strumenti di misurazione evoluta del capitale intellettuale (Meritum, 2002).

 

Per quanto riguarda la rilevanza della ricerca per le aziende, tale studio vuole essere di supporto per le imprese in modo che queste riflettano sulla rilevanza di monitorare e misurare adeguatamente il capitale intellettuale, ponendo particolare attenzione all’aspetto critico delle relazioni tra capitale umano, relazionale ed organizzativo ed alla sua integrazione ed allineamento con la strategia aziendale.

Parole chiave: capitale intellettuale, società di consulenza direzionale, gestione delle risorse umane, strategia.

 

 

Ultimo aggiornamento: 21/01/2013 11:28
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